Pagina iniziale  Guestbook  FORUM  Tuo Account  Cambia Template  Guida al Sito  il creatore: [[[ SILVER ]]]  Ariafritta in TV  Esci - Logout vota:  


· Pagina iniziale
· Cartoline Animate
· Eventi in corso
· Privacy
· Scrivici
· SITI TOP
· Tips & Tricks
· Tuo Account
· Vostre Poesie
· Vostri Giornali



.:: Frivolezze ::.
.:: Utilità ::.
.:: Nel Sito ::.



Ciao viandante
Nickname
Password

Non hai l'Account?
[[ CREALO QUI ]]
Iscritti:
Ultimo: clo44
Totale: 7621

Online adesso:
Visitatori: 123
Iscritti: 0
Totale: 123





Mondofritto








WebSito

 

Dizionario Bolognese (M-Z)

 

M

Malippo: confusione di cose o di persone. Fare un gran malippo può indicare il fare molto movimento senza raggiungere nulla, oppure il chiacchierare a vanvera di più persone che parlano a gruppetti.

Manino: si dice di affare losco, di un trucco, o di un aggiustamento non proprio lecito. Quando si fanno dei conti sottobanco, quello è un manino. Ottenere una cosa con un piccolo trucco si dice che è stata ottenuta con un manino.

Maraglio: aggettivo sostantivato utilizzato per identificare ragazzi/e abbastanza grezzi che si mettono in mostra in modo vistoso e cafone. Esempio: il giovane della Bologna bene affermerà "che gran maraglio!" indicando platealmente il possessore della vecchia Renault 5 turbo con ruote iperlarghe e adesivi sul genere "Turbo", "Rabbit", "O'neill".

Maronaio: tipo al quale non va mai bene niente e in ogni occasione tira fuori un regolamento o una obiezione. Immancabile in ogni riunione di condominio.

Masagno: oggetto di notevoli dimensioni. Esempio: il giovane apostroferà all'amico possessore di un vecchio modello di cellulare: "Non è ora che cacci via quel masagno di telefono?".

Mescola: tipico atteggiamento che fanno i bambini quando stanno per mettersi a piangere.

Morosa: Fidanzata (Moroso = Fidanzato). "Stasera non posso uscire con voi regaz, devo andare al cinema con la mia morosa!"

Musta: espressione del viso, faccia. Esempio: "Soccia, ma che cassa (vedi) hai preso ieri sera? Stamattina hai una musta che non si affronta (vedi)!". Termini correlati: Malmusta. Cioè quando sei giù di morale e hai una faccia malmustosa.

N

Noce: sta a significare pugno. "Oh, ti caccio una noce, eh!" esclamerà il bolognese inveendo contro l'ennesimo "extra" che cerca di pulirgli il vetro al semaforo.

Non c'è pezza: locuzione ermetica che affonda le radici ai tempi di vacche magre in cui le pezze potevano sancire la salvezza di un capo di abbigliamento ormai logoro. Quando "non c'è pezza" significa che non c'è modo di recuperare lo strappo. Esempio: "Devo mettermi a dieta, non c'è pezza!" esclamerà, non senza una nota di tristezza, il giovane imbolsito da vagonate di tigelle e crescentine.

Non si affronta: locuzione atta ad indicare situazioni o immagini al limite della gestibilità o comunque sgradevoli a qualunque dei cinque sensi. Esempio (vedi esempio precedente): "Hai ragione, non ti si affronta!", risponderà l'amico).

Non volerne (più) mezza: essere saturo di una cosa al punto di non volerne nemmeno più sentire parlare. Appare evidente il superiore impatto emozionale della locuzione felsinea al confronto del ben più prolisso ed inefficace corrispondente italiano. Esempio: "Come mai hai mollato la tipa?", "Perché non ne volevo più mezza, mi aveva fatto scendere la catena (vedi)!".

O

Omarello: individuo anonimo, spesso è un pensionato che ostenta luoghi comuni o che è solito guardare i lavori stradali con le mani dietro la schiena. Dicesi anche Umarell.

P

Paglia: sigaretta. Esempio: tipica l'espressione del galantuomo bolognese il quale, dopo avere sorseggiato il quinto mohito, si rivolge legantemente al tavolo accanto al proprio biascicando: "Oh, rega, avete una paglia?".

Paglione: gran quantità di gente rumorosa. Termine in genere riferito a feste o locali. Esempio: "Soccia che paglione che c'è in sto locale!". Termini correlati: Bordello. Esempio: "c'è troppo bordello in questo locale, andiamo da un'altra parte!".

Paltò (o paletò) : termine che indicava l'antico cappotto. E' andato di moda fino al Loden poi si è estinta la specie.

Panno: coperta (del letto). Esempio: viene chiamato a gran voce dal galantuomo bolognese al sopraggiungere dei primi freddi apostrofando così la signora: "Oh, Cesira, tira fuori il panno!".

Para: abbreviazione del termine "paranoia". Esempio: "Lo so che non dovrei mettermi tutte ste pare, ma non ci riesco!".

Patacco (o patacchino) : adesivo spesso pubblicitario che si attacca alla moto, alla giacca o da qualsiasi altra parte.

Penna: termine che viene usato per indicare un bell'esemplare di genere femminile. "Oh regaz, quella tipa lì è una gran penna".

Pezza: (da cui il verbo "impezzare"): uso della dialettica per chiudere all'angolo un altro individuo contro la sua volontà. Esempio: l'individuo, dopo alcune ore sbotterà "Soccia oh, mi stai tirando una pezza allucinante! Non ti si affronta più (vedi)! Bona lè (vedi)!". Termini correlati: tomella, intomellare.

Piccaglio: anche in questo caso la doppia "C" viene rimossa per una corretta pronuncia petroniana. Il termine ha molteplici significati: può essere impiegato per indicare la sicura che si abbassa per chiudere la portiera nella macchina, oppure più generalmente un qualsiasi oggetto sporgente che non abbia un particolare nome. Può essere usato anche per indicare un personaggio di cui si ha scarsa considerazione oppure uno sbruffone, in questi caso ha la stessa valenza di BAGAGLIO.

Piomba: stato comatoso spesso dovuto all'azione di agenti esterni come droghe o alcool, ma che può essere usato per indicare anche uno stato vegetale conseguenza di abbondanti libagioni (è classica la "piomba post-pranzo").

Pilla: soldi, denaro. Esempio: sostantivo generalmente utilizzato per sottolineare le capacità economiche famigliari che permettono al vitellone di sfilare di fronte al locale sull'ultima spider in compagnia della gnocca di turno "Soccia che ferro (vedi)! Luilì si che ha della gran pilla!". Termini correlati: fresca.

Piluccare: leccare qualcosa senza mangiarlo. Piluccare un gelato o tocciare il mestolo nel ragù per sentirne un po'.

Pilucco: caos, casino, fare un gran pilucco significa spesso fare baccano o chiacchiericcio.

Pippa: principalmente indica l'atto della masturbazione. Può significare anche bega, noia, contrattempo. "vacca boia, mi è capitata una pippa" oppure anche "trovare il filo buono in mezzo a quel groviglio adesso è una bella pippa!"

Pirullo: qualsiasi cosa che spunta da una superficie è un pirullo. Se poi è una piccola cosa è un pirullino. Può indicare anche una manopolina della radio o di un altro apparecchio tecnologico che non si conosce per ignoranza.

Pluma (avere della): essere tirchio, taccagno. Tipica espressione bolognese di antiche origini usata per definire non solo chi non vuole mai spendere soldi, ma anche chi non li possiede. Esempio: il giovane irritato dall'amico "plumone": "Oh, ma che pluma c'hai!? Non vuoi entrare nel locale perché c'è la consumazione obbligatoria?". Termini correlati: rana.

Polleggio: (da cui il verbo polleggiarsi): riposo, tranquillità, stare calmi. Esempio: stasera non ho voglia di uscire, voglio stare in polleggio" dirà il giovane bolognese all'amico che gli chiederà cosa fare la sera. Viene utilizzata spesso la forma imperativa del verbo in tono intimidatorio per raffreddare i bollori del maraglio (vedi) di turno che spinge per non fare la coda all'ingresso della disco: "Oh, polleggiati subito!".

Polo: vedi zagno.

Prasôl: prezzemolo.

Pzigare: pungere, pizzicare. La cipolla pziga, l'ortica pziga, il maglione di lana grezza pziga.

Prillare: sta a significare il termine "girare". Se state usando un arnese dal lato sbagliato, il felisneo accorto vi dirà: "Se vuoi che funzioni lo devi prillare dall'altra parte"

Prillone: a differenza di quanto sopra, il prillone indica un mancamento dei sensi, uno svenimento. Dopo aver bevuto una serie di GinTonic e Coca-Rum al bolognese doc potrà uscire solo una frase del tipo: "Soccia, dopo il quarto mi son dovuto fermare perchè mi è venuto un prillone che a momenti rimango lì!"

Punta: abbreviativo di appuntamento. "domani ti chiamo e ci diamo una punta".

R

Rana: vedi pluma.

Randa (o randanello): unità di misura della velocità. Indica la possibilità, per un mezzo di locomozione, di raggiungere velocità smodate. "Oh regaz, il mio nuovo FERRO va a randa!"

Regaz: letto fino ad ora, è una contrazione della parola "ragazzi". Usato in maniera confidenziale dal giovane petroniano per salutare la sua balotta di amici. "Oh, Bella regaz, siete a posto?".

Riga: vedi Bona lè.

Rimastanza: sostantivo derivato dalla situazione dell'"esserci rimasti": definisce lo stato mentale precario di quelle tipologie di persone che possiedono strani comportamenti e che comunque si differiscono dalle normali abitudini o modi di vivere. Può anche definire uno stato momentaneo nel quale un individuo può avere una mancanza mnemonica o un'abitudine comportamentale singolare. Esempio: "Ehi, ti sei dimenticato un'altra volta di portarti dietro il libro? Ma che rimastanza c'hai?". Esempio: "Luilà deve esserci rimasto! Guarda con che musta (vedi) e che vestiti va in giro!".

Rusco: pattume, spazzatura. Esempio: "Cacciala nel rusco!" si sentirà dire l'omarino giunto al passo della Raticosa con mezz'oretta di ritardo rispetto agli altri amici dotati di moto ben più moderne e prestazionali.

Rusco e brusco: si dice quando qualcuno dice il bello e il brutto di una vicenda, cioe' non nasconde nulla di un fatto. "Ieri sono andata dal mio capo e gli ho detto il rusco e brusco di cosa non va in quell'ufficio". Oppure pùò indicare un individuo che si adatta a qualsiasi condizione gli capiti davanti: "Oh regaz, sono in astinenza da troppo tempo, stasera pur di far qualcosa tiro sù il rusco e brusco".

Ruznento: indica un oggetto arrugginito. Il ferro che ha la ruzna è ruznento.

S

Sabadone: elemento fisico che, generalmente, popola la provincia felsinea, perennemente fuori dalle mode e dal tempo, un pò ciondolante e dai modi goffi e impacciati, tendenzialmente alienato dalla società che lo circonda.

Sacagnare (o zacagnare): colpire violentemente, fare male. Esempio: "Ieri durante la partita di calcetto ho preso una pallonata che mi ha sacagnato la borsa!".

Sbagiuzza: termine che viene usato per indicare una cosa da poco, dal valore molto scarso. Robetta da niente.

Sbanderno: una grande quantità. "ho scoperto un negozio che ha uno sbanderno di roba", "il parcheggio era murato, c'era uno sbanderno di macchine!"

Sbarbino o sbarbo: ragazzo/a di piccola di età, in genere dai 12 ai 19 anni. Esempio: "Quella disco il sabato sera è frequentata solo da sbarbi!" affermerà convinto il trentenne bolognese agli amici, sconsigliando di frequentare locali con gente troppo giovane.

Sbarellare: andare giù di testa, impazzire. può essere usato sia in positivo che in negativo. "lui lì è sbarellato!" oppure "quel vino mi fa sbarellare!"

Sbiavdo: scolorito, sbiadito, insipido. "Devo andare al mare a prendere un po' di colore, sono tutto sbiavdo!". "Questa zuppa ha un sapore sbiavdo".

Sblisgare: scivolare. "Ho trovato del ghiaccio e sono sblisgato per terra!"

Sbobba: minestra, pietanza dall'aspetto poco invitante simile agli omogeneizzati per bambini. Esempio: l'operaio medio bolognese commenterà ai colleghi al ritorno in reparto: "Oggi in mensa ci hanno dato una sbobba che non si affrontava (vedi)!".

Sboccare: vedi stracciare.

Sbocciare: verbo che definisce l'improvvisa quanto inaspettata azione verbale o fisica da parte di una persona nei confronti di chi gli sta intorno. Esempio: il giovane incartolato (vedi) parla all'amico dell'episodio capitatogli la sera prima in un pub: "Ero lì in polleggio (vedi) che parlavo con la morosa, quando questa tipa che ti dicevo sbuca all'improvviso e sboccia dicendomi che si è innamorata di me!".

Sborone: esibizionista, personaggio che si fa notare rumorosamente, privo del benché minimo senso di misura, tatto ed eleganza. La diffusione del malcostume nazional-popolare di stampo catodico tipico di questo periodo storico ci offre continui esempi di "sboroni" che spaziano dagli ostentatori di status simbol (auto, moto, abiti griffati, accessoristica elettronica di vario genere) accomunati dalla caratteristica di avere elevati prezzi senza possederne corrispondenti contenuti, ai più classici autocelebratori di prestazioni sportive, sessuali nonché spacciatori di falsissime amicizie altolocate.

Sbrago: principalmente indica lo strappo che può capitare a un vestito, ma viene usato anche come complimento rafforzativo per il "molto", tipo, quel comico lì mi fa sbragare dal ridere!

Sbrindellare: letteralmente "fare a brandelli".

Sbrozzo (di): gran quantità di…, marea di… Non rara è l'espressione negli ambienti bolognesi "c'è un sbrozzo di gente".

Sbuzzo: estro, fantasia, capacità di fare cose creative. Uno che ha idee innovative è uno che ha dello sbuzzo.

Scadore: prurito. "Una zinzella mi ha pzigato e adesso ho un gran scadore!"

Scapuzzare: cadere. "Il contadino è scapuzzato giù dall'albero". "Ho preso una buca e sono scapuzzato dalla bici!"

Scancherare: imprecare, mandare un accidente a qualcuno, manifestare, in maniera accesa, il proprio disappunto nei confronti di qualcuno o qualcosa. "Oh regaz, ieri ho provato a IMPEZZARE una tipa, ma questa NON NE VOLEVA MEZZA e mi ha scancherato dietro".

Scendere la catena: tipica espressione che comunica il disarmo finale nei confronti di qualsivoglia evento al punto da non "volerne più mezza". Esempio: le due espressioni si rafforzano spesso in un confronto sintattico che porta il giovane ingegnere alla settima ora di scritto dell'esame di stato ad affermare: "Bona lè, riga! Mi è scesa la catena! Non ne voglio più mezza!". Esempio: il giovane che continua a subire le ripetute lamentele da parte della classica morosa stressante sbotterà: "Non ne posso più! Mi hai fatto scendere la catena!".

Schiodare: indica l'atto di andarsene via di fretta o dopo aver sopportato una cosa lunga. "regaz, devo schiodare, mio padre mi aspetta", "dai, schiodati che siamo in ritardo!"

Scopiazzare: copiare in modo furtivo e spesso fatto male.

Scromazzone: caduta rovinosa.

Sdozzo: aggettivo che definisce persona o cosa di scarso valore, soprattutto dal punto di vista estetico. Esempio: "…non ricordo come si chiama, ma so che sta insieme ad una tipa sdozza…", "Come si chiama quel posto sdozzo dove siamo stati l'altra sera?", "compra una moto nuova a caccia via quello sdozzo!".

Sfatto: rotto, disfatto, ma anche distrutto dalla fatica, dal troppo lavoro o dal sonno. Esempio: "ho lavorato come un matto e adesso sono sfatto!".

Sfrombolare: gettare via, lanciare. Verbo che ben descrive gesti plateali e definitivi volti all'eliminazione fisica di qualsiasi oggetto divenuto inutile o comunque sgradito. Esempio: "Soccia che stereo!" dirà il felsineo appena saggiata la potenza sonora dell'ultimissimo ritrovato acustico situato in camera dell'amico "...e cosa ne hai fatto di quello vecchio?", "L'ho sfrombolato giù dalla finestra!".

Sgamare: scoprire, cogliere sul fatto. "stai in occhio e non farti sgamare!"

Sgamato: oltre all'essere scoperto significa furbo, astuto. uno sgamato è uno che ha sempre l'occhio avanti o che aveva già previsto la situazione.

Sgargiolino \ sgaragino: definizione simile a quella di "sborone" (vedi) e "califfo" (vedi). Esempio: "Con sto freddo, luilà fa lo sgargiolino e va in giro in maniche corte!".

Sghetto (andare di): espressione volta all'identificazione di contesti fortunosi che hanno consentito il concretizzarsi di eventi altrimenti improbabili. Esempio: tipico l'incipit dello studente universitario nullafacente che, all'ingresso dell'aula dove si tiene l'esame, con la fiata ancora turbata dall'alcool ingerito la notte precedente esclama: "Oh raga, se passo questa mi va fatta di sghetto!".

Sgodevole: stato fisico mentale tipico di una donna durante la comparsa delle sue cose, ma può essere usato anche al maschile per indicare un personaggio che NON SI AFFRONTA. "Lui lì oggi è proprio sgodevole!"

Sgombiglio: Scompiglio, detto in modo più maraglio.

Simitoni: Modo di dire ormai solo per veri intenditori. Usato principalmente dalle nonne durante pranzi con abbondanti libagioni. Al terzo piatto di tagliatelle il giovane bolognese comincerà a chiedere pietà alla nonna e la stessa lo apostroferà così: "Ma dai mangia ancora, non stare a far dei simitoni".

Slumare: verbo atto ad indicare un gioco di sguardi fra due persone che non si conoscono, ma che all'apparenza si guardano con interesse. Esempio: il giovanotto bolognese in disco col suo amico potrà così constatare la piacevole situazione: "Oh, hai visto, quelle due tipe? Secondo me slumano! Perché non le impezziamo (vedi)?".

Slungare: Passare, allungare, dare.. si dice per farsi fare un favore subito.. "Oh, mi slunghi il giornale solo un attimo che leggo l'oroscopo?"

Smataflone: ceffone, manrovescio. Celebre la frase della nonna: "Oh cinno, se non la smetti di fare il tuo numero ti caccio uno smataflone che ti attacco al muro".

Soccia: uno dei termini più utilizzati dal popolo bolognese. Anche se è la traduzione dall'italiano "succhia" è da sempre un'affermazione intercalare o accrescitiva per qualsiasi esclamazione. Esempio: "Soccia che due maroni che fai venire!", "Soccia com'è buono sto panino!". Termini correlati: Sochmel (molto più dialettale).

Solfanaio: rigattiere, robivecchi. Termine che deriva dalla "solfa" petulante e ripetitiva col quale il rigattiere faceva sentire la sua presenza per le strade, del tipo "Donne è arrivato l'arrotino!". Il termine si usa per indicare un qualsiasi attrezzo che sia da eliminare per inutilità: "Regaz, oggi mi è cioccato il frigo, è meglio se lo porto dal solfanaio".

Solfanino: mescolando il dialettale sulfanein, il fiammifero e lo zolfanello, si ottiene il solfanino, che serve per accendere le sigarette o i fornelli del gas.

Soppa: termine più blando e pulito che sostituisce i classici soccia o socc'mel.

Spanizzo: persona che si fa notare, che non si tira indietro, che osa in maniera evidente ma comunque degna di ammirazione. Tipico esempio di spanizzo è colui che non ha problemi ad offrire da bere a tutti per restare comunque al centro dell'attenzione. L'immagine, per quanto possa sembrare somigliante ad una prima lettura superficiale, differisce sensibilmente da quella dello "sborone" in quanto non comprende l'accezione negativa caratteristica di quest'ultimo.

Spargugliare: sparpagliare in giro. Creare disordine gettando le cose qua e là si dice "fare dello sparguglio", così come entrare in una sala con molta gente in ordine sparso si dice "c'è un gran sparguglio di gente".

Squasso: unità di misura non precisamente definita, molto simile a SBROZZO. Da usare assolutamente in casi in cui si debba gentilmente mandare a quel paese qualcuno: "Oh tipo, vai mò a fare uno squasso di pugnette!" oppure può indicare un temporale improvviso: "Soccia, dopo cinque minuti è venuto giù uno squasso della madonna!"

Squizzare: letteralmente "schiacciare". Il termine va però associato ad azioni specifiche, quelle in cui c'è una precisa fuoriuscita di liquido ad esempio "Oh regaz, ieri son stato al Mac, mi sono taffiato un tot di patate e ci ho squizzato sopra un tubo di maionese!"

Stracciare: vomitare. Il giovane felsineo che, come al solito, avrà esagerato coi cubalibre e i gin lemon si ritroverà fuori del locale a "stracciare" magari di fianco ai bidoni del rusco (vedi). Termini correlati: sboccare.

Stupaglio: oggetto non ben definito che esce da qualche cosa. Può indicare il rubinetto di una tanica o di una damigiana, come anche un tubino che esce da un muro.

Susanello: persona robusta, di notevoli dimensioni o da tenere alla larga. "lui lì è un susanello che te lo raccomando tutto", che indica tutto e niente in modo generico.

Susezza: derivato del termine dialettale che indica la salsiccia.

Sverzura: stato mentale che comporta una particolare carica o spinta a compiere determinate azioni. La "sverzura" in campo sessuale è un classico, ma può essere associato ad una giornata particolarmente dinamica: "Oggi sono in sverzura, vado via come un treno"

T

Tabàna: aria irrespirabile, puzzolente o malsana. Esempio: "Dentro quel locale là tra fumo e sudore c'era una tabàna inaffrontabile!".

Taffiare (da cui il sostantivo taffio): mangiare, cibo. Esempio: il giovanotto appurerà dopo l'uscita dal ristorante dove avrà abusato di crescentine e tigelle: "Soccia, stasera ho taffiato a dei livelli esagerati!". Oppure l'amico plumone (vedi "pluma") che chiede informazioni sulla festa serale più dettagliate in modo da organizzarsi per evitare di cenare a casa: "Oltre al bere sai se stasera c'è anche del taffio?".

Tamarazzo: altro nome del materasso grezzo fatto con la lana.

Tamugno (o tamunio): aggettivo probabilmente di origine dialettale che accentua e rafforza in maniera decisa le caratteristiche del sostantivo in questione. Esempio: il galantuomo riferirà all'amata al termine della cena al ristorante indiano: "Soccia, comunque sto maiale al curry deve essere veramente tamugno da digerire!".

Telaio: fisico, corporatura. In genere riferito alle ragazze, ne definisce l'insieme delle forme fisiche escludendone il viso. Esempio: l'arrapato giovane bolognese commenterà con l'amico al passaggio di una ragazza conosciuta: "Leilà in faccia fa schifo, ma c'ha veramente un gran telaio!".

Telare: andare via immediatamente, abbandonare un luogo. Verbo in genere usato nei contesti dove una o più persone devono abbandonare una situazione disagevole e scomoda. Esempio: "Guarda che facce, secondo me è meglio telare da sto posto!" dirà all'amico l'ignaro personaggio entrato per sbaglio in un bar di periferia frequentato da ex-galeotti.

Tirabusoni: cavatappi.

Tirino: fionda fatta con un ramo d'albero e un elastico per tirare i sassi. Può significare anche il bacio che si lancia alla bella di passaggio: "Quando è passata la Marisa le ho mandato un tirino ma lei non mi ha neanche cagato!"

Tiro: è l'azione di schiacciare il bottone che apre il portone del palazzo. Esempio: quando il gentiluomo bolognese si troverà ai piedi del condominio dell'amata suonerà il campanello pronunciando la frase: "Ciao, sono io, mi dai il tiro?".

Tocciare: si dice anche pucciare ma equivale a intingere. Tocciare la mano nell'acquasanta, tocciare il ragù, tocciare i piedi nell'acqua per sentire se è fredda.

Toccio: il toccio è l'intingolo di ragù che viene mangiato col classico pezzo di pane per fare la scarpetta. Può essere chiamato toccio o anche toccino se è una cosa prelibata.

Tomella: sostantivo derivato dal verbo "intomellare": riversare fiumi di parole sul prossimo cercando di convincerlo delle cose più disparate. Esempio: "Cioé, mi hai tirato una tomella assurda, mollami!" dirà elegantemente il personaggio di classe alla pretendente fanciulla affascinata da tanto potere e denaro. Termini correlati: pezza, impezzare.

Tristo: poco buono, deludente. Un cavallo che arriva ultimo è un tristo. Un giocatore che non fa mai gol è un giocatore tristo.

U

Usta: termine impiegabile in situazioni difficili, in cui ci sia bisogno di usare intelligenza, oppure astuzia. "Oh regaz, quel meccanico lì ha dell'usta: in due minuti mi ha riparato il mio ferro che non ne voleva mezza di ripartire!".

Urcia: orecchio. Viene di sovente utilizzato come avvertimento: "stai in urcia!"

V

Và mo là: frase detta come una singola parola (Vàmolà) e che viene introdotta in esclamazioni di constatazione, sia per rafforzare una frase da parte di chi la dice che per ribattere in approvazione da parte dell'interlocutore: "Ho fatto Bologna-Milano in 40 minuti da casello a casello, và mo là!"

Z

Zagnare: rompere, infastidire. Forma verbale tipicamente utilizzata nella più ampia locuzione "zagnare i maroni" oppure anche portare sfiga.

Zanetta: bastone massiccio e ricurvo nella parte superiore usato dalle persone anziane per sorreggersi. Veniva intarsiato e decorato per renderlo più pregiato. Arnese che può venire impiegato come termine di minaccia: "Cosa vuoi te? 50 euri? Te li do giù per la zanetta 50 euri!"

Zagno: freddo. Esempio: la ragazza infreddolita esclamerà durante una giornata del severo inverno bolognese: "Oggi è veramente un gran zanio!". Termini correlati: polo.

Zavaglio: vedi bagaglio.

Zigare (con la Z dura): piangere. "Cinno, smettila che se cadi poi ti metti a zigare!"

Zinzella: zanzara. Zinzella va pronunciato la zeta dura, cioè tzintzella.

Zdoura: letteralmente "reggitora o reggitrice". Il termine stava ad indicare, negli anni che furono, la classica donna/padrona di casa factotum della famiglia patriarcale. Ora la zdoura ha il significato più generico di donna un po' attempata, magari una di quelle che ancora piega (a mano) i tortellini alla festa dell'unità, oppure, quelle piene di paillettes, che si trovano nelle balere di liscio.

 

<<< Dizionario Bolognese (A-L) | Pagina iniziale | Top


Ariafritta è un Sito fatto di semplice umorismo e non contiene volgarità di nessun genere.
Tutto il materiale di proprietà di Ariafritta è coperto da Copyright ©. Vietata la copia senza il consenso del Webmaster.