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innamoramento e amore
Postato il: 12-09-2005 @ 11:14 am -- letto 5264 volte

INNAMORAMENTO E AMORE di F. ALBERONI (1979)
dal capitolo ventiduesimo(ultimo):
E` possibile, con la propria volontà, disinnamorarsi? No. E` possibile, con la propria volontà, evitare di innamorarsi? Si. Che cosa puo' fare la volontà di fronte all'innamoramento già in atto? Decidere di troncare, di non vedere più la persona amata, allontanarsi da lei. Sono tutti atti che puo' compiere. E finché la persona amata è presente non sembra esservi nulla di più facile. L'innamoramento conferisce una forza straordinaria che ci consente di dire di no. Ma questa forza cessa istantaneamente quando abbiamo compiuto l'atto irreparabile con cui perdiamo il nostro amore: allora subentra la pietrificazione e la nostalgia.
Esiste invece un sapere rivolto ad evitare l'innamoramento. E` un sapere diffuso in tutte le istituzioni, perchè tutte le istituzioni hanno il problema di impedire l'innamoramento o di contenerne gli effetti, almeno a certi livelli. Tutte le istituzioni, poiché sorgono e si rivitalizzano attraverso movimenti collettivi, hanno sempre al loro centro un qualcosa che esse ritengono più importante di quasiasi individuo. Sia esso il partito, il movimento, la classe, la patria, la chiesa o dio, questo qualcosa - per definizione - è superiore ad un qualunque uomo o donna concreto. Il sapere dell'istituzione svaluta la deificazione di una persona qualsiasi e chi appartiene ad una istituzione impara questo sapere. Per duemila anni la chiesa cattolica ha educato i suoi sacerdoti a preferire gli affetti celesti a quelli terreni, evitando le tentazioni, confessando anche i peccati di desiderio, intervenendo tempestivamente con la sua autorità. Per evitare l'innamoramento - scriveva Stendhal - occorre agire subito, nei primissimi momenti, dopo puo' essere troppo tardi. Chi non vuole innamorarsi deve spezzare subito il primo nucleo di attrazione : se gli piace una persona deve andare con un'altra, se si ritrova a guardare per due volte di seguito una casa deve cambiare città, se si accorge di provar piacere nell'essere ammirato deve fare qualcosa per provocare disprezzo. Un manuale per non innamorarsi assomiglierebbe moltissimo ad un libro di ascesi in cui anche la sessualità è utilizzata al finedi evitare la >. Ma perchè mai tanta fatica? Che cosa c'è mai nell'innamoramento di cosi attraente - visto tutti i guai che comporta - da costituire una tale tentazione? Dopo quanto abbiamo detto possiamo dare una risposta. Non è l'innamoramento cio' che costituisce la tentazione dell'occidente, è lo stato nascente. Noi siamo attratti dall'innamoramento perchè abbiamo imparato ad essere attratti dallo stato nascente. Questo apprendimento avviene proprio attraverso le istituzioni che - come abbiamo visto - simbolicamente lo rappresentano come realizzato, e praticamente come da realizzare. Le principali istituzioni dell'occidente, da quelle religiose a quelle politiche, quelle antiche come quelle moderne, sono tutte fondate sulle categorie dello stato nascente. Noi siamo attratti dallo stato nascente perchè è il sogno dell'occidente. Gli antichi misteri precristiani raccontavano la morte e la rinascita del dio, il cristianesimo ha le sue feste fondamentali nel Natale e nella Pasqua di resurrezione. Alla fine dei tempi promette la resurrezione della carne e la nuova Gerusalemme. L'islam che è, in questo senso, completamente occidentale, insegna ad aspettare l'ultimo giorno. Il marxismo parla di rivoluzione, di rinnovamento, di fine dellla storia. Per indicare un periodo che ha valore noi usiamo espressioni come rinascimento, risorgimento, rinnovamento. Nel buio del presente aspettiamo un nuovo giorno una vita nuova, una nuova primavera, una redenzione, un riscatto, una riscossa, una rivolta. Cio' che ci attrae è sempre il tempo divino delle origini, messo nel passato come nei miti religiosi, nel futuro come nel marxismo, o nel presente come nell'innamoramento. Questa è la tradizione culturale dell'occidente. Ma cio' che nell'occidente è il sogno ultimo, per l'oriente, e in particolare per la cultura induista e buddista, è l'incubo da evitare. > Cosi parla Siddharta Gautama, l'illuminato, il Buddha, interpretando un pensiero già presente nei testi induisti. Rinascere significa tornare nell'inferno della vita, incontrare inevitabilmente il dolore. Lo stato nascente, da questo punto di vista, è la più grande delle illusioni. Non si puo' entrare nel giardino dell'eden e fermarvisi: vi si puo' solo entrare per essere scacciati, in continuazione, perennemente: è un succedersi continuo di incarnazioni ( il samsara) senza speranza. Incarnarsi percio' è una condanna, desiderare di rinascere una follia. La vera speranza non sta nell'attendere un'ultima definitiva rinascita felice, ma nel rinunciare alla rinascita, nell'impedirla. Non facciamoci trarre in inganno dalle immagini della metempsicosi: un succedersi di incarnazioni in altri esseri, animali, piante, oggetti e poi ancora uomini. Il ciclo delle rinascite puo' esser benissimo applicato alla vita dell' individuo: egli continuamente muore e rinasce, soffre ma spera continuamente di rinascere ad una nuova vita felice. Invece incontra soltanto il dolore. Tutto questo incessante desiderare, cercare e non trovare, deriva dal modo in cui noi pensiamo il mondo, dalle nostre categorie: prima di tutto quella di essere. Che ci sia un io, un'anima, un mondo, un dio, una classe, cioè un essere non ambivalente di amore e fonte continua di vita. Il pensiero orientale ha rifiutato alla radice quella che è l'esperienza originaria, immediata dello stato nascente: >. Rifiutando questo problema iniziale ha rifiutato tutto il pensiero metafisico occidentale, quello da cui deriva la nostra religione, la nostra filosofia e la nostra politica. L'ideale di un assoluto oggettivo che si rivela all'anima razionale mossa da eros - la ragione dei greci - per il pensiero induista-buddista è alla base di una insensata speranza: quella di una vita perennemente felice e, quindi, perennemente condannata all'insucesso. Passando dal linguaggio filosofico a quello psicologico, possiamo dire che il pensiero orientale ha elaborato un'altra soluzione al sovraccarico depressivo da cui ha origine lo stato nascente (e quindi anche l'innamoramento). Anzichè cercare un unico oggetto non ambivalente di amore che sazia la sete, esso cerca il superamentoad un tempodella felicità e del dolore: il nirvana è questa beatitudine priva di passione. Al posto dell'innamoramento percio' ci sarà un'arte erotica, grazie alla quale ricavare piacere da se stessi e da altre persone, ma senza dipendereda quell'unica inconfondibile altra persona, diversa da tutte le altre ed insostituibile, persa la quale si perde tutto. Il sapere erotico sfrutta anche le inclinazioni individuali, le preferenze che ciascuno ha, ma rifiuta in modo totale di legarsi ad un individuo unico. Storicamente questo sapere erotico si è costituito negli harem, nel comunismo sessuale dei gruppi religiosi o nella prostituzione religiosa. Questo tipo di erotismo non ha mai avuto la pretesa di porsi alla base della coppia coniugale e, percio', della famiglia. La famiglia, in India come in Cina, era il prodotto dell'incontro fra i sistemi di parentela e percio' la scelta individuale vi contava poco o nulla. L' ars erotica poteva servire a trarre piacere da un rapporto che, per conto suo, non aveva alcuna ragione particolare per dare più soddisfazione di un altro. Nelle classi gentilizie in cui si è formata, dall'altra parte, era pratica comune l'avere concubine. La sessualità era percio' separata dal matrimonio, separata dalla passione, separata perfino dall'alleanza con una singola persona. In occidente invece l'evoluzione è stata tutto il contrario: l'eros passionale ha inglobato in sè la sessualità, l'alleanza, il matrimonio, perfino la procreazione. Solo l'occidente, anzi l'Europa, ha cercato di realizzare la monogamia, l'ha posta come ideale. Solo in Europa si è preteso, ad un certo punto, di affidare allo stato nascente dell'innamoramento la stabilità di coppia, della famiglia e perfino i criteri di perpetuazione della specie. Cosa vuol dire, infatti , che la scelta del coniuge, del compagno con cui si vuole avere un figlio è affidata all'innamoramento? Vuol dire che il figlio lo si vuole avere da quella, che hai nostri occhi, appare una persona assolutamente straordinaria, da una persona che, a tutti gli effetti, è stata giudicata la preferibile, in senso assoluto, fra tutte le altre, una persona per la quale si è disposti ad una lotta totale contro tutto il resto. L'incredibile individualismo dell'occidente, il suo concetto della persona umana come qualcosa di assolutamente unico e dotato di valore, si è edificato lentamente attraverso l'esperienza che due persone - ciascuna straordinaria agli occhi dell'altra - hanno di mettere al mondo cio' che è straordinario per entrambi. Tutto questo manca nella tradizione orientale: la sessualità ha trovato lo spazio del suo straordinario nell'ars erotica, ma separata dalla passione per il singolo individuo, unico e insostituibile. Non c'è percio' innamoramento, né gelosia patologica, né struggimento, né la pietrificazione, né la nostalgia. Soprattutto la nostalgia, questa malattia dell'occidente che fa conservare nel cuore l'immagine meravigliosa di un possibile, già in qualche modo vissuto o intravisto, e che forse - non se ne sa né il giorno né l'ora - spalancherà le porte dell'epoca felice, l'alba radiosa del nuovo giorno.
A partire dal dopoguerra pero' c'è stato uno scambio fra oriente ed occidente. Da un lato, soprattutto attraverso il marxismo, la > dell'occidente è entrata come componente sistematica del pensiero politico e nel modo di pensare dei paesi orientali. Dall'altro, il dubbio orientale nei riguardi degli assoluti religiosi, politici e personali occidentali si è fatto strada anche da noi. In particolare, nel settore della coppia, viene sempre più criticato il principio dell'esclusività monogamica. Anche in occidente si diffondono forme partecipativo-collettive ed esperienze gnostico-orientali che assicurano il raggiungimento di uno stato spirituale ed erotico per vie diverse da quelle dell'innamoramento individuale. La stessa scienza moderna è giunta ad un grado cosi` alto di relativismo da rifiutare completamente il concetto di una cosa in sé, al di là delle apparenze rilevate dagli strumenti. Forse l'innamoramento come > di movimento è in declino. Se le cose stanno cosi`,questo libro puo' essere un sintomo della trasformazione. Hegel diceva che il pensiero, come la nottola di Minerva, vede le cose solo al tramonto, scopre cioè il significato di un fenomeno sociale e di una istituzione solo nel momento del suo declino, il suo tramonto, appunto. E`molto difficile fare previsioni in un campo come questo. Certamente nella storia dell'occidente i movimenti sono stati alla base delle ideologie totalizzanti, del fervore fanatico e dell'intolleranza. L'analisi critica dei movimenti e della genesi delle ideologie costituisce un programma necessario, un passaggio obbligato per evitare catastrofi future. Se questa analisi dovesse servire ad impedire nuovi fantasmi realizzerebbe certamente il suo compito storico. E poichè l'innamoramento ha, nel profondo, la stessa natura dei movimenti, anche l'innamoramento deve essere analizzato, studiato, compreso. Altre strade devono venir esplorate, altre istituzioni inventate. Probabilmente lo stato nascente resterà, l'innamoramento pure è cio' che, alla fine cambierà sarà soltanto la sua elaborazione culturale, il suo rapporto con altre forme sociali. Dico questo perchè, in genere, una tradizione culturale non scompare, ma rinasce solo in altre forme. Le civilizzazioni durano millenni, sempre.
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Ultimo aggiornamento il 12-09-2005 @ 11:14 am



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