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Ricordi del passato..
Postato il: 12-02-2012 @ 08:12 pm -- letto 1133 volte

Prima che la senilità incombente stenda un velo di oblìo, su questi ricordi...Proverò a fissarli su carta.
Mano mano che mi si sciolgono nella memoria, a me fanno sorridere e riflettere, sul nostro futuro.
Sono curioso di sapere se faranno lo stesso effetto, su chi avrà la pazienza di leggerli.

RICORDI DEL PASSATO

Non ho mai capito se sono stato fortunato o meno; fatto stà che sono nato in un periodo in cui c’è stato un salto epocale sicuramente irripetibile.
Oggi stò qua a scrivere le mie riflessioni, sulla tastiera di un P.C portatile di ultima generazione,e sicuramente mai si sarebbe potuto immaginare, che un ragazzino nato agli inizi degli anni cinquanta, in una povera famiglia di contadini; nato in unu “Furriadroxiu”, una sorta di piccolo villaggio della Sardegna meridionale, composto da poche famiglie, come ce ne sono tanti sparsi per il Sulcis.
Dico questo quando ripenso alle condizioni in cui si viveva in quel periodo nel nostro villaggio.
C’era una assoluta democrazia in quel villaggio, si era tutti poveri, non c’era la corrente elettrica, nessuno aveva la cucina a gas, i mezzi di locomozione erano; la bicicletta per gli operai di una vicina miniera, e il carro a buoi per chi lavorava la terra.
Noi ragazzini nascevammo con il destino segnato; pastorelli, bovari, o lavoratori a giornata, ma per cominciare a insegnarci a stare al mondo, già dalla tenera infanzia ( maschi o femmine) non faceva differenza, ognuno di noi svolgeva le proprie mansioni in base alle sue possibilità, quindi da soli o accompagnati dai genitori, si raccoglieva la legna per cucinare, e fare il pane, andare ad attingere l’acqua alla fonte, condurre il gregge al pascolo, ed altri innumerevoli incarichi, dove ogni pur minimo gesto di ribellione, non solo non era tollerato, ma anche severamente punito.
Come detto sulla premessa, eravamo praticamente poco avanti del medio evo; le automobili erano rarissime; ricordo che quando ne passava una; quella del direttore della vicina miniera tutti si precipitavano fuori casa al grido ; “è passendi una vettura” per non parlare di quando passava qualche aeroplano; Ma il grido era diverso; “Currèi è passendi un’apparecchiu”.
La scuola distava circa tre kilometri, e naturalmente si raggiungeva a piedi, con qualsiasi condizione atmosferica non era un problema, si andava in comitiva visto che era una scuola multiclasse e mista, certo non mancavano gli alunni , visto il numero di figli che “arrivava” in ogni famiglia. 

1

L’allegra brigata di scolari, partiva da casa con largo anticipo vista la distanza che ci separava dalla scuola, gli alunni più grandicelli facevano gruppo a parte, e non si mischiavano ai piccoli ne alle femmine.
Erano armati di fionde, gli elastici erano ricavati da vecchie camere ad aria di bicicletta, e durante il viaggio le femmine; a seconda delle stagioni, raccoglievano asparagi selvatici, o fiorellini pure selvatici, da portare alla maestra,(forse per accattivarsene le simpatìe).
I maschietti con le loro fionde si dedicavano alla caccia di tutto quello che si muoveva; per i passeri che osavano posarsi sui rami degli alberi ,o per le lucertole che uscivano a prendere il sole sulle pietre del muretto a secco che costeggiava la carrareccia che si percorreva, non c’era scampo.
L’ apparente crudeltà che c’è in queste azioni, non era cattiveria gratùita, era un modo di affermare la balentìa, come nella selezione naturale; soppravvivono i più forti.
Lascio immaginare cosa significasse seguire le lezioni in una classe mista,con trenta alunni, dove c’era il bambino di prima elementare, e il ragazzo di sedici, anni ancora in terza.
Mentre la quarta, era alle prese con un problema, la prima che faceva “maccheroni” la terza, in preda alle fatiche letterarie di un tema in italiano, e la quinta che scriveva il dettato.
Ogni tanto scoppiavano risse furibonde, anche per fondati motivi, per esempio perché non ci si accordava a chi era arrìsa la vittoria della lotta tra mucche, che si erano scontrate durante l’abbeverata.
Le risse venivano sedate dalla maestra con una certa “fermezza”,e con la forza della persuasione che dà una pertica di olivastro, flessibile e senza foglie, fornita dall’immancabile “ruffiano”Il quale sovente, era il primo a farne il collaudo.
Spesso questo bastava, per ripristinare l’ordine, ma quando le rivalità superavano il limite di guardia, c’era la segnalazione ai genitori, che anziché rivolgersi al giudice per violenza sui minori, non era raro che si presentassero in classe, e ti dessero una ripassata davanti a tutta la classe, come ammonimento.
Comunque magari in modo avventuroso; si è imparato a leggere e scrivere.


2
(Continua)
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Ultimo aggiornamento il 12-02-2012 @ 08:12 pm



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Commento di: terrypux
(Postato il 12-02-2012 @ 10:06 pm)

Commento: e oggi ci lamentiamo e si lamentano ,i termosifoni ,il motorino ,gli abiti firmati ,le scarpe alla moda,cellulari pc ,poi vanno a scuola e non studiano ,noi non avevamo niente solo tanta voglia di vivere e di fare quello che oggi manca ,continua canifuendi io ti leggo volentieri .

Commento di: ratava
(Postato il 14-02-2012 @ 01:29 am)

Commento: Canifuendi ti lascio anch'io un piccolo commento.
Anch'io andavo a piedi a scuola, non facevo i chilometri tuoi.
Uscivamo dalla scuola, le cartelle ci servivano da scudo per evitare i colpi che c’erano inferti dai ragazzi più gradi. I nostri giochi erano: il pallone nelle strade non asfaltate a nascondino, guardie e ladri e la domenica si andava al cinema della parrocchia.
( se eri andato al catechismo). E pure rivorrei ripassare quei giorni spensierati.
Un saluto.

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