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....ricordi del passato
Postato il: 26-02-2012 @ 12:56 am -- letto 1175 volte

Oltre a rispettare gli obblighi di frequentazione della scuola, al rientro non era finita con i compiti assegnati dalla maestra, c’erano un’infinità di altre mansioni da svolgere, a seconda delle stagioni, tipo portare il pranzo al pastore, che stava con il gregge al pascolo, dato che le recinzioni che siamo soliti vedere in campagna oggigiorno, erano inesistenti.
Gli unici recinti erano circoscritti al ricovero del gregge per la mungitura, e per la stabulazione notturna.
Tali recinti erano ubicati in punti in rilievo del terreno, perche restassero all’asciutto, e riparati dai venti dominanti, costruiti con fascine, o rami spinosi erano circondati da piante e cespugli, la dove pur essendo all’aperto; gli animali trovavano riparo.
Adiacente a questo recinto c’era “sa pinnetta”,una sorta di riparo spartano dove dormiva il pastore, era costruita più o meno bene, con frasche e con altri materiali raccoglitici di riciclo, lamiere, tele incerate o altro, il giaciglio era fatto con frasche di cisto o piante secche di “Lua” (euforbia) di conveniente spessore per isolare il corpo dal terreno freddo.
Davanti a sa “Pinneta”c’era sempre un focolare in cui si scaldavano i cibi e ci si riscaldava prima di prender sonno.
Capitava che quando arrivavamo noi ragazzini con il cibo, il pastore non fosse ancora rientrato con il gregge, e a seconda della distanza che ci separava da casa, (potevano essere anche vari kilometri) per non rientrare al buio, il cibo veniva appeso ad un ramo di un alberello secco che si piantava apposta in questi ovili,i rami con le varie biforcazioni servivano ad appendere gli attrezzi del mestiere; secchi per la mungitura, bidoni per il latte ed altro.
È bene precisare che questi ricoveri erano comunque temporanei, ed erano di pastori affittuari dei terreni in cui tenevano il gregge, capitava quindi che in caso di mancato rinnovo del contratto d’affitto, lo stesso ricovero venisse usato da altri,pastori o che si fosse subentrato a chi lo occupava in precedenza.
Dalle nostre parti non c’era una transumanza vera e propria, mah una rotazione di pascolo, per cui gli spostamenti erano più o meno frequenti a seconda delle necessita alimentari del gregge, capitava quindi di avere più di uno di questi ovili temporanei. 
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Diversa era la situazione per chi era proprietario del terreno in cui teneva il gregge, e se il terreno era accorpato, o comunque nel circondario.
Allora l’ovile “Su Medau” era costruito con altri criteri, spesso in muratura con dei ricoveri per il bestiame da lavoro “Sa Lolla”
“Sa Dom’è sa palla”; il fienile,” Su Passiari” il ricovero delle pecore e anche la casa padronale dove stava l’intera famiglia .
Ma questa era la situazione dei cosidetti “benestanti”.
La situazione da cui son partito in premessa: cioè dal cambiamento epocale di cui sono stato testimone, mi obbliga a tornare sul binario delle mie riflessioni.
Come detto si era poveri,si doveva faticare sempre; piccoli o grandi, maschi o femmine non c’era differenza, mio padre oltre ad avere un piccolo gregge di pecore faceva pure altri lavori, per arrotondare il magro bilancio; seminava terreni a mezzadrìa, faceva “fogaias” per fare il carbone, e pure “Forrus de cracina” per fare la calce viva, questi due ultimi lavori avevano bisogno di una sorveglianza continua e di un lavoro bestiale, il forno della calce per esempio si doveva alimentare di legna per quarantottore senza interruzione; pena mandare in fumo il lavoro di mesi.
Quindi per seguire queste molteplici attività,e vista la nostra tenera età, pur dando il nostro contributo, serviva della manodopera, quindi pur essendo poveri, spesso si assumevano lavoratori avventizi; (un incontro tra due miserie) per seguire i lavori stagionali, oppure si assumeva un pastore con contratto annuale.
La gente si accontetava di poco ; pranzo e cena con qualche aggiunta di denaro a fine mese, oppure pagamenti in natura, Tipo; il grano per la farina del mese, o altre forme di pagamento varie, questo tipo di pagamento era il più diffuso, vista la cronica penuria di moneta che c’era nella nostra famiglia e non solo.
Vale la pena ricordare i “contratti”; rigorosamente verbali, che si stipulavano con il pastore, a seconda della sua reputazione i compensi potevano variare, ricordo per esempio che quelli “bravi”volevano a fargli “Is Crapittas” (le scarpe) Su Sacch’è orbaci”(Il sacco d’orbace), ”Sa Vida” (il vitto), e un certo numero di pecore figliate, numero che poteva variare a seconda dei criteri di scelta, se a “Scumbu” (a caso) o a “Scioberu” (a scelta),e su chi “Scavuada”unu moi de trigu; (la resa di uno starello di grano seminato.
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Ultimo aggiornamento il 26-02-2012 @ 01:06 am



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Commento di: terrypux
(Postato il 26-02-2012 @ 03:14 pm)

Commento: queste storie sono comuni a tutti quelli che vivevano del lavoro della campagna ,chiamarla vita ....ma quello era ... oggi dovremo accontentarci perchè quello che sta peggio sta sempre meglio di chi allora stava meglio .Una cosa è certa un bambino di oggi non potrebbe vivere come i bambini di allora (ma quanti ne morivano di bambini ).

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