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...Ricordi del passato....
Postato il: 22-03-2012 @ 10:19 pm -- letto 1605 volte

Come detto prima “Su Medau”era la base principale dell’attività dell’allevatore di bestiame, ed era frequente che fosse ubicato lontano dall’abitazione del proprietario.
Quando non era fatto in muratura ; cosa abbastanza frequente, era comunque più comodo e razionale dell’ovile temporaneo al posto de sa“pinneta”c’era una “barracca”che poteva essere di pianta circolare, o rettangolare, a seconda del genio architettonico del suo costruttore.
“Sa barracca”come la pinnetta era costruita su posti elevati a volte addossata a delle rocce o grandi piante, anche per sfruttarne il sostegno per la copertura, e per parziale riparo dagli eventi atmosferici, era costruita con un muretto a secco alla base, in cui l’altezza poteva variare, e poi con piantane di legno, e travature pure di legno.
Il rivestimento e la copertura era di legno, giunghi e stuoie, a seconda del materiale che si trovava nelle vicinanze, erano sempre molto ben costruite, non entrava ne acqua ne vento , e in alcune potevano entrarci anche una decina di persone.
“Sa barracca” era dotata anche di locali annessi, che poteva essere su“Umbragu” una tettoia pure di legno dove poteva trovare posto un asino, o un giogo di buoi, e anche “Sa Hurra de su procu”, cioè un porcile, io personalmente ricordo di un pastore; socio di mio padre, che ricavò la stalla per l’asino, e anche un piccolo pollaio, sul tronco cavo di un gigantesco albero di quercia da sughero.
Sulla “barracca”si faceva anche il formaggio e per l’affumicatura non era un problema, visto che il focolare era spesso senza comignolo quindi, lascio immaginare il tasso di inquinamento da fumo che c’era all’interno.
Era un’industria che funzionava senza intoppi e senza sprechi, il siero ricavato dalla caseificazione, andava ad alimentare il maiale, l’asino serviva per il trasporto del formaggio o del latte, a seconda che il latte si trasformasse in barracca, o si portasse al caseificio.
Naturalmente l’asino serviva pure per approvvigionare di legna “sa barracca” e anche l’abitazione del proprietario.
Sa barracca durante la stagione della lattazione, era la sede delle operazioni attinenti alla produzione, era quindi “abitata” e custodita in modo continuato, sia per la produzione del formaggio, che per la custodia del gregge. 

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In quel periodo infatti lasciare incustodito il bestiame, o i prodotti derivati, non era consigliabile, visto che i furti di bestiame erano piuttosto frequenti, e gli assalti delle volpi agli agnelli appena nati, era un flagello che arrecava notevoli danni agli allevamenti.
Quando sento ora le posizioni delle associazioni ambientaliste della necessità di proteggere gli animali predatori, penso a quei pastori che pernottavano all’aperto, al gelo o sotto la pioggia protetti solo dal “sacco” di orbace o da un ombrello verde di tela incerata, che pur avendo dei bravi cani da pastore, spesso subivano delle perdite ingenti, mi viene da sorridere, e penso che non sarebbero stati d’accordo con queste teorìe.
In proposito, quando la cosa assumeva proporzioni pesanti, si parlava di “Arrèsìu Ghettau”, in pratica che qualche nemico o vicino invidioso avesse fatto qualche “punghedda”; specie di pratica magica che indurrebbe le volpi del circondario a far razzia, in quel determinato gregge, e in questo caso si facevano delle contromosse più o meno simili.
C’erano infatti alcune persone che si diceva avessero la capacità di sciogliere sa “punghedda”a forza di “Brebus” specie di misteriose orazioni che si tramandavano tra Persone “elette”con determinate caratteristiche, non neccessariamente parenti, la rivelazione di questi segreti a persone non idonee, poteva portare la perdita di questi poteri.
Fatto stà che fatte queste contromosse, capitava che la cosa si risolvesse, e questo per il prestigio della persona De “sa mexina” era importante, ma a volte la cosa non funzionava e si adduceva il fallimento al fatto che “sa punghedda” fosse troppo forte, o che non si fosse eseguita a dovere la procedura.
Per esperienza personale posso dire che non so se per sortileggio, o perché la volpe fosse particolarmente affamata, ho visto di persona soffiarti un agnello sotto il naso nonostante urla e strepiti vari, e l’ausilio di cani ostinati e capaci, e questo su persone come noi, che non avevano altre spiegazioni logiche o scientifiche, poteva indurre a credere anche all’effetto di una “punghedda”.


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Ultimo aggiornamento il 22-03-2012 @ 10:19 pm



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