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Ricordi del passato..
Postato il: 23-03-2013 @ 12:19 am -- letto 1442 volte

Ma dopo questo lungo exursus, torniamo alla questione iniziale del salto epocale, come detto alcuni capitoli fa, ogni tanto un sasso lanciato in questo stagno muoveva delle piccole onde che smuovevano un apparente immobilismo.
Si stava costruendo la strada provinciale che collega Il paese di Villamassargia alla città di Carbonia, e già il fatto di vedere; seppure da lontano questo via vai di camion e grandi mezzi meccanici, erano i segni della modernità incombente.
Ogni tanto qualcuno di questi operai si faceva vedere nel villaggio per comprare uova fresche, o qualcos’altro; insomma si cominciavano a vedere facce nuove.
Dalla città di Carbonia distante una decina di chilometri si cominciavano a vedere un’altra tipologia di ambulanti; una due volte al mese a cavallo di una moto “Bianchi”passava il signor Bianchi; il sarto, che confezionava e riparava vestiario maschile pantaloni, camicie, gilet, e anche se raramente; (specie se si annunciava un matrimonio) anche qualche abito intero.
Il signor Bianchi era molto bravo specie nelle riparazioni, il vestiario da lavoro era generalmente fatto con robusta tela di fustagno, e naturalmente ci sono parti nei pantaloni più soggette ad usura, visto che non si buttava via niente dopo le “cure”del signor Bianchi, i pantaloni; pur se fatti dalla stessa stoffa, presentavano diverse stratificazioni di colori, e una policromìa di sfumature che non si vede neanche nelle sfilate di alta moda.
Una volta al mese passava il barbiere, con la sua bicicletta, una valigia di cartone, tipo quelle degli emigranti con tutto l’armamentario del coiffeur, (escluso il fhon) vista la mancanza di energia elettrica.
Operava all’esterno su una sedia fornita dallo stesso cliente e il ventaglio dei tagli era molto ampio; (tre) Mascagna, Scrima e Umberta.
In questo campo viste le precarie condizioni economiche delle famiglie e il consistente numero di figli da sottoporre a “tosatura” si operava anche il fai da te, il sistema consisteva nel piazzare un colapasta sulla testa, e con le forbici spuntare i riccioli che fuoriuscivano.
Beh ..il risultato non era tanto male, il famoso “caschetto”Caterina Caselli deve averlo copiato da noi; magari e passata da quelle parti.




Il mercoledì puntuale come un treno svizzero arrivava “Tziu mercuris” facilmente si evince l’origine del soppranome.
Anche lui in bicicletta, con una valigia molto grande sul portabagagli; più vari articoli appesi al telaio e al manubrio, fa sorridere il ricordo degli articoli contenuti su quella enorme valigia; mutande, calze, spilli di sicurezza, ricordo anche le lamette da barba e la famosa brillantina dell’ispettore Rock.
Assieme alla brillantina non potevano mancare i pettini; belli di tartaruga e soppratutto “su pettini strintu”, con due, file di reste contrapposte, quello che si usava in tempo di pidocchi; non c’erano allora che io ricordi, mah non si sa mai.
Ma le chicche delle mercanzia de “tziu Mercuris” erano senz’altro le molle che si mettevano sui pantaloni perche non si sporcassero sulla catena della bicicletta, gli elastici per tenere su i polsini delle camicie, e dulcis in fundo; le cravatte con l’elastico con il nodo bell’è pronto, che abbinate con le calze di filanca, non potevano mancare nel guardaroba degli elegantoni dell’epoca.
Quando arrivava un altro ambulante a bordo di una Balilla furgonata con il cassone di legno, succedeva una specie di terremoto; intanto si annunciava con un altoparlante a tutto volume, con musiche in Italiano o in Sardo, con non troppo velate allusioni sessuali; quest’uomo era un buontempone, sempre con la battuta pronta, che evidentemente si divertiva a prendere bonariamente in giro le persone ingenue che si affollavano attorno al suo furgone.
oltre ad una gran varietà di casalinghi, varecchina, azzurrino (che si usava per sbiancare il bucato) piatti, pentolame e stoviglie in ferro smaltato; aveva articoli mai visti da quelle parti : biancheria femminile in pizzo.
Ricordo che giravano e rigiravano tra le mani questi oggetti misteriosi per la maggior parte di loro; una donna che di lingerie era poco pratica, con un reggiseno in mano, gli chiese il prezzo e a cosa servisse “Cantu costada custu cambusceddu a duas concas?” ; oltre al prezzo gli rispose che serviva come “cuffietta” nel caso avesse avuto due gemelli; sempre alla stessa donna; che era alquanto sprovveduta, che gli chiedeva il prezzo di un pitale nel mentre serviva un’altra cliente rispose:” si du nau subitu appu cumprendiu ca tenidi ganas de pisciai” (glie lo dico subito; vista la fretta; ha voglia di fare la pipì.) 




Scoppiò tra gli astanti una risata fragorosa all’uscita di questo ambulante, la povera donna con il pitale in mano a mezz’aria ebbe uno scatto di orgoglio, buttò il pitale adosso al commerciante, e gli rovesciò un gragnuola di improperi; “ sticchididdu in’is ogus custu bassinu maleducau chi non ses altru”, si rise per mesi al ricordo di questo episodio.
Le volte che tornava non c’era bisogno che si avvisasse la signora del suo arrivo, vista la musica a tutto volume e la caciara con l’altoparlante che faceva, ma noi per ridere la chiamavamo “ tzia manna est’arribendi s’amigu de vostei”( Zia manna; stà arrivando il suo amico) e lei “prima chi du comperi calencuna cosa deu, ad a segai sa mol’è su zugu”. ( prima che gli compri qualcosa si rompera l’osso del collo”.
Questi ambulanti di nuova generazione provenivano per la maggior parte dalla città di Carbonia, di cui il mio villaggio era una frazione.
La città di Carbonia è una città “giovane”, nata per volere del Duce nel ventennio fascista, per sfruttare l’imponente giacimento carbonifero scoperto in quella zona, e per inseguire il sogno autarchico del Duce.
Si edificò la città per ospitare i minatori, e i dirigenti, con le loro famiglie, la costituzione del comune di Carbonia venne istituito con regio decreto nel 1937, e venne inaugurata da Mussolini in persona nel 1938.
In seguito a questo evento ci fù un periodo che in Sardegna da popolo migrante quale era, ci fu un flusso di emigrazione all’incontrario, la citta venne invasa; oltre che da una migrazione proveniente dai paesi dell’interno, da un coacervo di genti proveniente da ogni parte d’Italia; confinati dal regime fascista, e prigionieri comuni, mandati a scontare la pena nelle miniere di carbone.
La minaccia; (ho letto da qualche parte) “ Ti mando a Carbonia” frequente nel continente per i funzionari o tecnici che fossero, che non rigavano dritto:, pare che fosse un evento da scongiurare in tutti i modi.
Nel distretto carbonifero di Carbonia, che comprende anche Cortoghiana e Bacu Abis, nel periodo di cui tratto io, pare ci fossero oltre 50.000 persone , e i nuovi ambulanti di cui ho parlato venivano da quella città.
EMMEPI@
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Ultimo aggiornamento il 23-03-2013 @ 01:27 pm



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Commenti postati
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Commento di: terrypux
(Postato il 23-03-2013 @ 09:13 pm)

Commento: I tuoi racconti sono sempre un tuffo nel passato,piacevole e malinconico allo stesso tempo ,le tue parole mi riportano alla mente molte di quelle immagini ,io sono nata e cresciuta per qualche anno in quella carbonia mineraria che per un pò è stata l'eldorado del povero sulcis ,ma quando sono nata io il suo splendore si stava già offuscando e i miei si sono rifugiati nel piccolo paese dove erano nati ,e li ho visto tante di queste cose che tu racconti come i venditori ambulanti che portavano l'allegria in quella monotonia!!
BRAVO canifuendi !!

Commento di: canifuendi
(Postato il 25-03-2013 @ 12:30 am)

Commento: Gia Terry, il fatto che queste rievocazioni ci suscitano una nostalgica malinconìa, forse è il segno inequivocabile che stiamo invecchiando...Purtroppo ( o per fortuna)... a seconda dei punti di vista...

Commento di: bettyboop
(Postato il 27-03-2013 @ 03:28 am)

Commento: Stavolta i tuoi ricordi, Emmepi, sono in bianco e nero e mi hanno evocato il neorealismo di Pane, amore e fantasia, proprio nella scena dell'arrivo dell'ambulante con la musica a tutto volume o gli spostamenti della "mammana" sulla canna della bicicletta del maresciallo. Non parliamo di secoli fa, eppure la lingerie di pizzo e lo stesso pitale sono oggetti sconosciuti che vengono presentati con il motteggio che, spesso, porti nella chat. Non ti sto dando del vecchio...considero soltanto quanto affondino nel profondo le radici del sentimento per la tua Terra che ci proponi come un osservatore attento, coinvolgente e coinvolto. Non erano tempi facili, ma quanto diverso da oggi il modo di affrontarli!! Anche volendo, insomma, non ti si può leggere senza soffermarsi a pensare...
Lucia


Commento di: canifuendi
(Postato il 28-03-2013 @ 12:59 am)

Commento: Quando mi è venuto in mente , di mettere per iscritto questi miei ricordi; Carissima Lucia, pensavo al mio ristrettissimo universo di un "Furriadroxiu" sulcitano, se poi come mi sembra di leggere tra le righe del tuo commento, la cosa sarebbe sovrapponibile anche ad altre realtà, anche al di fuori della mia terra (su piccoli aggregati rurali senz'altro) ma su paesi di alcune migliaia di abitanti, anche se usciti da appena un decennio da l'ultima guerra, le cose si vedevano sicuramente sotto un'altro punto di vista.
Se poi mi daresti del vecchio, diresti una grossolana bugia Betty...Meglio un "Maturo" giovanotto che è contento se le "povere" cose che scrive: farebbero pensare ..(come dici Tu)...B&B........

Commento di: Aspirina
(Postato il 30-07-2013 @ 02:11 am)

Commento: Davvero piacevole leggerti, e da "matura giovanotta" :))) rammento molte delle cose di cui parli; durante la guerra sono stata nell'alto Lazio con i miei nonni ed ho sempre parlato e scritto del paese come del "villaggio". Aspetto il prossimo racconto.
Aspi

Commento di: canifuendi
(Postato il 31-07-2013 @ 12:23 am)

Commento: Grazie per le belle parole Aspi, da cui arguisco che siamo un non molto ristretto clan di "maturi giovanotti" che provano una qualche emozione dai ricordi del nostro passato.
Ciò mi induce a pensare che; O che stiamo precipitando sulla senescenza, e abbiamo la malinconia della passata gioventù, oppure, (visti i tempi grami in cui viviamo) Che stavamo meglio quando si stava peggio...A voi la risposta a questo dilemma, amiche mie..io sono pieno di dubbi.

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