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Ricordi del passato....
Postato il: 18-11-2013 @ 10:50 pm -- letto 1142 volte

A piccoli passi ci si incamminava sul sentiero della modernità,
anche queste “tristi” prime uscite nell’insidioso mondo della civiltà, sono servite come bagaglio da mettere nello zaino dell’esistenza, ora che ne scrivo oltre a momenti di comprensibile ”vergogna” per queste figuracce, non mi riesce a vederle con il distacco che forse sarebbe necessario, e non mi è passato per la testa ; neanche per un istante, di ometterle.
Ora viste attraverso il filtro del mucchio di anni che sono passati, un tumulto di sensazioni si mescolano; nostalgia, rimpianto, tenerezza, non so; forse solo rimpianto della fanciullezza perduta.
Come detto più volte, in quel villaggio si era più o meno tutti uguali, qualcuno dice che c’è una sottile distinzione tra povertà e miseria, beh io non so distinguere tra queste, probabilmente perché ce le siamo beccate tutt’e due.
Dire che abbiamo patito la fame sarebbe esagerato, diciamo; ( forse perche stavamo crescendo) che eravamo sempre in preda di un insaziabile appetito, non avendo termini di paragone, poco ci importava di come si vestiva il vicino, o di quello che cucinava la comare, di mamma, visto che la cosa era “speculare” in tutte le famiglie, in più era costumanza, per una sorta di solidarietà
…(scomparsa ormai) in quei piccoli agglomerati di poche famiglie, ci si mandava il piatto reciprocamente, (anche fosse di povere pietanze) com’era di norma, così all’ora di pranzo c’era un certo traffico di ragazzini che passavano il piatto di casa in casa “po tastai” (per l’assaggio) capitava così di assaggiare nello stesso giorno, la minestra di fagioli dei nostri vicini, come una sorta di comparazione con quella che aveva cucinato la mamma. Naturalmente questo succedeva anche quando si faceva il pane, immancabilmente si mandava una micheta appena sfornata;
“po tastai”. 





Vigeva il riciclo dei vestitini, dai grandi ai piccini fino a che la consunzione non gli riduceva ai minimi termini, e una volta che si era “Scappau a Pèi” (cominciato a camminare) c’erano anche “arditi abbinamenti” con lo scambio delle vesti tra maschietti e femminucce, visto che si indossava un grembiulino tipo quelli che si portavano a scuola, ed erano quindi perfettamente interscambiabili, si portavano in qualsiasi tempo (o quasi).. rigorosamente col culetto al vento, e quando c’era necessita di espletare i bisogni fisiologici, lo si faceva senza complessi in qualsiasi posto ci si trovasse, non prima di aver chiesto il permesso alla mamma…(così ci avevano abituato)..almeno nella mia famiglia.
La cosa fa sorridere, mah secondo i canoni del bon ton di allora ci avevano insegnato, che quando si andava da qualche parte; fosse anche solo a casa della nonna , non si doveva fare niente se non si era autorizzati dalla mamma, non chiedere acqua ne pane, non scendere dalla sedia senza permesso, ne abbandonare il tavolo prima che tutti avessero finito di mangiare, e quindi chiedere anche se potevi fare la pipì, o la popò, la trasgressione a queste rigide regole, comportava; (se non interveniva qualche anima pia) una punizione che non si limitava ad un semplice rimprovero, ma se ripetuto, era corredata da una punizione corporale: Zoccolo di legno fatto in casa, sberla andata e ritorno, e nei casi più gravi; ”Pertiedda suiranti” (Pertica flessibile) …che poteva essere di olivastro o altre essenze vegetali, che la generosa natura della mia terra offre in gran copia, ma la migliore tra tutte era il tralcio di vite della potatura, perché unita alla flessibilità, in più aveva i nodi più o meno ravvicinati delle gemme, io che ho avuto il privileggio di provarla…la raccomando a chiunque!
A tal proposito devo raccontare un episodio che capitò a me, per spiegare la necessità di chiedere il permesso anche per i bisogni fisiologici, se non ricordo male fu per il funerale di mia bisnonna, indossai il primo vestitino importante della mia vita, un completo di vellutto blu con delle bordure più chiare; un incanto, ci lasciarono fuori a giocare con altri bambini, dopo reiterate raccomadazioni; ”la non t’imbruttis s’arroba” ..(stai attento a non sporcarti).etc-etc…





Come succede sempre nei casi di morte, la cosa andò per le lunghe, lo stimolo aumentava, non ricordo se per vergogna o per paura della morta, non andai dalla mamma a chiedere il famoso permesso.
Se li avevano inventati i “Pampers” non lo so, ma non erano di casa nel mio villaggio in più l’adorabile vestito di velluto blu era pure difficile da slacciare per un bambino di tre o quattro anni, eehh…Splaffffhh !!!!!
Lascio immaginare che fine ingloriosa fece il Dandy assieme al suo abitino, ricordo benissimo che le bordure chiare dei calzoncini ….cambiarono irrimediabilmente colore.
Mi nascosi per paura e vergogna, si scatenò la febbrìle ricerca del “latitante” che si concluse all’imbrunire e solo le ali protettrici dei nonni mi salvarono da una “ripassatina” memorabile.
Ma per non avere l’esclusiva, visto che eravamo in tanti, capitò ad un mio fratello di due anni più grande, la medesima cosa, con la differenza che il permesso fu chiesto, ma “temporaneamente” rimandato.
Come detto in precedenza, la nonna stava in un villaggio a tre kilometri da casa mia, e non essendoci nessun tipo di mezzo di trasporto si usava il famoso; “Cavallo di S.francesco” in quel periodo le donne, a seconda di cosa dovevano trasportare, se erano cose voluminose e pesanti, si usava “Sa crobi a conca” un grosso paniere fatto con steli di paglia di grano, finemente lavorata che si usava come contenitore per vari usi, specialmente per alimenti; farina, pane e altro.
Quando si andava dalla nonna mi madre si metteva questo grosso cesto (che poteva contenere roba anche per una decina di chili) in equilibrio sulla testa, e via senza soste, a meno di incontrare a metà strada qualcuno per aiutare a rimetterla su in caso di sosta.
A metà strada e oltre, a mio fratello gli “scappa”e insisteva con la sua richiesta, al che mia madre ( non per crudelta) ma per la difficoltà di mettere giu “Sa Crobi” e poi rimetterla su gli dice:
“Candu arribaus a domu” (quando si arriva a casa), ma lui poverino, non ce la fa eehh…..Splafffhh !!!!!
La differenza tra me e lui, fu che lui era vestito in modo più sobrio: non indossava un vestitino nuovo di velluto blu.


Grrr.gif


Ultimo aggiornamento il 18-11-2013 @ 10:50 pm



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Commento di: terrypux
(Postato il 20-11-2013 @ 11:06 am)

Commento: Canifuendi io quando leggo i tuoi scritti perdo la cognizione del tempo ,oggi poi ,con tutta la tristezza che ho nel cuore per i fatti che ben conosciamo ,tu mi hai fatto sorridere con questi racconti .
Io spero che tu decida e riesca a mettere in un libro questi tuoi racconti perchè sono memorie che vanno preservate dall'oblio a qui la vita moderna ci condanna ,le generazioni future devono sapere che quelli della tua,mia ,nostra età sono il gradino su qui loro sono saliti per non affogare in quel mare di miseria .Voglio farti un complimento ma non mi basta dirti BRAVO !!come sempre, oggi voglio farlo meglio.Si dice di una persona che non sa fare il suo lavoro --braccia rubate all'agricoltura--nel tuo caso io dico --braccia regalate all'agricoltura relegandole al silenzio di un lavoro duro e poco riconosciuto, rubandole a qualche lavoro più riconoscente --non so se mi sono spiegata ,in caso contrario mi spiego meglio ,BRAVOOOO!!!!!!!!!!!!!!

Commento di: canifuendi
(Postato il 20-11-2013 @ 11:49 pm)

Commento: Ma grezieee..Terry Il tuo commento è così lusinghiero...(te lo dico in Sardo).. Chi podidi strumpai unu cuaddu...e sono contento che questi miei ricordi facciano sorridere, anche quando la voglia di farlo è poca.
Per quanto riguarda il tuo suggerimento, devo dirti che lo è, (Un libro) almeno secondo le mie intenzioni, e i "racconti" che pubblico, sono in realtà i suoi capitoli, e se fossi meno "pigro" sarebbe già finito.
Il percorso è già ben definito sulla mia testa, ma ho scoperto che scrivere è faticosissimo, e ogni volta che ci metto mano, dopo parecchie ore davanti alla tastiera, non riesco a scrivere più di mezza pagina, che puntualmente quando la rileggo, la devo "rivisitare" vuoi perche non mi garba la sintassi, o perchè, mi viene in mente qualche altro episodio, magari precedente a quello già scritto che poi bisogna innestare sul testo in modo credibile; Risultato sono mesi che non ci metto mano. Ma mi conforta la cosa che ho letto del nostro massimo scrittore (Alessandro Manzoni), che ha impiegato 50 anni per fare la stesura definitiva dei suoi Promessi Sposi.
Ma ora nelle lunghe notti d'inverno ci rimetterò mano, e se riesco a finirlo, e mi piacerà l'insieme, proverò a farlo pubblicare.. Grazie carissima Terry le tue graditissime lodi mi stanno convincendo che forse stò scrivendo qualcosa per cui vale la pena continuare.....

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