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PER TRE VOLTE SI GRIDA ''VIVA LA TERNITÀ'' A VALLEPIETRA
Postato il: 13-05-2008 @ 05:36 am -- letto 4017 volte

Superata la piccola chiesa di S. Giovanni Battista, fuori porta Napoletana, da Vallepietra la strada s'inerpica verso il santuario della SS.ma Trinità posto al centro di tre vie di transumanza, sul ripiano occidentale del Monte Autore ed addossato alla Tagliata, una parete rocciosa mozzafiato. Esso rappresenta un luogo sacro verso cui migliaia di pellegrini si recano per pregare e chiedere grazie alla sacra icona custodita nella grotta, cinquanta giorni dopo la festività pasquale. Cosi il Buonaiuti definiva il santuario : "Non è arrischiato veramente asserire che non esiste in Italia un altro pellegrinaggio il quale offra le caratteristiche peculiari di questo che sempre, al secondo plenilunio susseguente a quello di Pasqua, raccoglie". Il sabato precedente la festa, all'alba, i gruppi di pellegrini (compagnie), a piedi, si mettono in cammino dai vari paesi della valle dell'Aniene ed ognuna è preceduta da uno stendardo, raffigurante l'icona della Trinità, portato con riverenza dal capogruppo (caporale). L'arrivo avviene, di solito, nelle ore notturne, quindi ci si organizza per la veglia notturna accendendo grandi fuochi per aspettare la mattina della Domenica che si aprirà con il "Canto delle zitelle" con cui giovani ragazze di Vallepietra, sul balcone che si affaccia al santuario, rievocano la passione del Cristo "con accenti di nenia, che appaiono come il residuo di una superstite rappresentazione sacra". Si bivacca ovunque, sparsi per le "Crocette" sotto la faggeta ed intorno all'altopiano "Campo la Pietra". Un tempo le Crocette erano di legno e venivano utilizzate dai pellegrini che le riempivano dei loro oggetti lasciati lì a scopo propiziatorio ed erano circondate dai contadini che pregavano.
Il santuario è una piccola cappella, scavata nella roccia, e, per accedervi, bisogna salire una strettissima gradinata. Molti pellegrini, per chiedere la "grazia" o per averla ricevuta, salgono le scale in ginocchio o baciano la terra man mano che si avvicinano all'ingresso. Il territorio sacro del santuario inizia dal ponte di Comunacqua (dove si congiunge il fiume Simbrivio con l'Aniene) che viene attraversato camminando a ritroso e, mentre si attraversa il ponte, i pellegrini, in ginocchio, gettano delle pietre nel fiume per allontanare le malefiche potenze del male. Alcuni ritengono che la spelonca sia stata abitata anche da uomini preistorici, essendo il luogo ricco di acqua ed orientato a Sud (quindi molto assolato). In epoca romana e preromana, la grotta avrebbe ospitato un luogo di culto pagano dedicato alle divinità delle acque che, abbondanti e fresche, sgorgano dalle viscere della montagna. La presenza di un antico tempio, forse dedicato al gelido Simbrivio di cui parla Silio Italico, è testimoniata dal ritrovamento di monete e suppellettili del I e II secolo dopo Cristo. Nel basso medioevo il luogo fu trasformato, presumibilmente da monaci eremiti, in tempio cristiano dedicato alla Santissima Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo. L'affresco, rappresentante le Tre Persone perfettamente identiche, secondo l'iconografia bizantina, risale al XII secolo e questa rappresentazione, oltre ad essere la più antica, costituisce il punto centrale di tutte le decorazioni del Santuario: le Tre Persone giganteggiano nella parete e sono presentate separatamente. La loro unità è sottolineata dall'unico trono, dall'identico sguardo, dal medesimo abbigliamento ed atteggiamento della mano destra che benedice, alla maniera greca, unendo il pollice con l'anulare ed infine dal comune festone di fiori e foglie che circonda le figure, tutte circondate da un nimbo. Ai piedi dell'affresco è posta l'iscrizione latina che esprime l'essenza del mistero trinitario: IN TRIBUS HIS DOMINUM PERSONIS CREDIMUS (In queste Tre Persone crediamo il Signore). L'affresco miracoloso, quindi, riproduce figurativamente il dogma della SS.Trinità sancito nel 325 d.C. dal Concilio di Nicea, indetto per condannare Ario e le sue teorie eretiche. Sono molte le leggende che tentano di dare una spiegazione al dipinto che sarebbe apparso, all'improvviso, sulla parete per opera non umana, ma divina. Quella che più delle altre riscuote il favore della gente narra di un contadino che mentre arava il terreno in cima al colle della Tagliata vide cadere, nel sottostante precipizio, i suoi due buoi aggiogati all'aratro. Affacciatosi sul baratro, osservò, con stupore, nello spazio sottostante, che gli animali erano illesi ed erano fermi davanti ad una grotta sulla cui parete rocciosa era, miracolosamente, comparsa l'immagine della Trinità. L'aratro era rimasto in alto, impigliato in una sporgenza della roccia. Le voci del miracolo si diffusero in pochissimo tempo ed arrivarono, come alcuni graffiti del XV secolo testimoniano, i devoti. Ognuno scriveva: "hic fuit" (qui fu) poi il nome e da dove veniva. L'altra leggenda, di carattere letterario, ci è stata trasmessa da una pergamena, andata poi distrutta, ma della quale è pervenuta una copia. È un racconto inverosimile, pieno di anacronismi, scritto, probabilmente, da un ecclesiastico del luogo intorno al 1700. È una narrazione che non trova alcun riscontro nei documenti superstiti del Santuario e parla di due cristiani ravennati che si erano nascosti sul monte Autore per sfuggire alle persecuzioni ordinate da Nerone. Qui avrebbero ricevuto la visita degli apostoli Pietro e Giovanni, che, provenendo dall'Oriente, sarebbero sbarcati a Francavilla e sarebbero transitati attraverso l'Appennino centrale perché erano diretti a Roma. Un angelo, apparso ai quattro, avrebbe portato loro dal cielo il cibo e fatto scaturire dalla terra la sorgente ed il giorno seguente sarebbe apparsa la Santissima Trinità che benedisse il monte Autore come il Sinai e i luoghi santi della Palestina. Leggendaria è anche la storia di un pittore che avrebbe voluto ritoccare il sacro affresco, in alcuni punti, ma non sarebbe riuscito a farlo a causa dell'improvvisa scomparsa dei suoi colori; come è leggendaria quella di un altro pittore desideroso, anche lui, di fare qualche ritocco al dipinto, ma, avvicinandosi ad esso, perdette la vista!!©Bettyboop












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Ultimo aggiornamento il 03-06-2012 @ 01:22 am



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Commenti postati
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Commento di: MNerina
(Postato il 17-05-2008 @ 01:33 pm)

Commento: Grazie! Ne sapevo qualcosa, ma così è meglio!

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